GIOVANNI DA PROCIDA
L'isola di Procida dove la sua maggior rinomanza non alla vista che vi si gode del golfo; non alla resistenza che il suo castello oppose in ogni tempoalle orde nemiche; non al meraviglioso abbigliamento di puro stile greco che quais fino a ieri indossavano le sue famose donne; non all'esuberante popolazione per cui la dissero i geografi il punto più densamente popolato del globo; non alla fertilità del suolo ed alla generosità dei suoi vini; non alla valentia marinaresca dei suoi abitanti che seppero con una propria flotta mercantile scorrere quasi tutti gli oceani del mondo; l'Isola la deve ad un nome solo: Giovanni da Procida.
Storia e leggenda s'accordano insieme a rendere popolarissimo il nome di quest'eroe del secolo decimo terzo al quale l'isola deve lustro e gloria, così come gli dovette fedeltà, essendo Gio van ni il suo feudatario.
Terzo di questo nome, il celebre Giovanni, era figlio primogenito del Giovanni secondo, signore di Procida; sua madre era Clemenza Logoteta e la sua nascita deve essere avvenuta verso l'anno 1210. Ebbe i suoi natali in Salerno, ch'era in quei tempi come l'Atene d'Italia, forte della famosa scuola di medicina, seminariumdi tutto lo scibile allora conosciuto.
Cavaliere e feudatario, Giovanni vi studiò le scienze politiche e tanto sopravanzò gli altri nella medicina e nelle arti da esserne ritenuto da tutti maestro. Scrittore, pensatore ed oratore, di lui parlano gli storici come uomo di somma intelligenza e dottrina, sì da dar luce a tutto il secolo.
Successi ai re normanni gli imperatori svevi, Arrigo V, Federico II, Corrado IV e re Manfredi, questi venne sconfitto ed ucciso, come è noto, da Carlo d'Angiò.
Il giovanetto Corradino, scese allora in Italia per vendicare lo zio e recuperare così la corona degli avi suoi; ma vinto a Tagliacozzoil 23 agosto 1268 fuggì, e tutti i mari della terra. Talvolta a mezza voce qualcuna cantava una canzone, la stessa che sotto le stelle della Croce del Sud, sospiravano i marinari di Procida malati di nostalgia :
Voca! Voca! ‘A ‘i ‘cca Procita, nera
Sotto ‘o cielo sereno e stellato:
a' vi ccà, mmiezz'a st'aria d'a sera,
tale e quale a nu monte affatato…
Le grandi solennità sacre, meridionalmente fragorose di spari esplendenti di luminarie, ricorrenti nell'isola quando la vendemmia profuma l'aria, costituivano fantasmagoriche rassegne di costumi femminili. Al calar della sera le belle isolane intrecciavano frenetiche tarantelle, componendo strani ritmi di una bellezza remota e pagana
(Da un articolo di Carla Zambonini in “Illustrazione del Sud,” tratto da un opuscolo edizione 1949 comune di Procida)
Mons. Luigi Fasanaro …una pagina di storia volata al cielo…22/09/06
Non ci sono parole o frasi che ne possono descrivere la figura e la personalità eclettica.
La sua vocazione giunse all'età di 9 anni e lo accompagnò per tutta la vita. Fu ordinato sacerdote il 9 marzo 1940 e il suo desiderio sarebbe stato quello di studiare diritto canonico, ma non ebbe nessuna esitazione quando gli fu chiesto di assumere la carica di Vicario Curato Perpetuo dell' Abbazia di San Michele Arcangelo: era il 10 dicembre 1958. Storico, filosofo, teologo, papà dei reclusi, amico dei fedeli, uomo della carità, passionale verso la chiesa, la sua vita l'ha trascorsa qui nell'isola tra la sua comunità parrocchiale e quella carceraria do ve è stato tanto amato |